Viaggio con Biagio

Pasquale Scimeca, Missione di Speranza e Carità, San Francesco, Biagio Conte Un viaggio a piedi da Palermo ad Assisi, alla ricerca del senso dell’esistere. Nelle sale cinematografiche dal 2 febbraio, il film Biagio – firmato dal regista Pasquale Scimeca – racconta la vera esperienza on the road di un San Francesco dei giorni nostri: Biagio Conte ha 27 anni quando, nel 1990, vende tutto quello che ha e lascia la famiglia benestante per intraprendere un percorso iniziatico, dalle montagne al mare, in totale povertà.

Ad accompagnarlo ci sono solamente le parole e l’esempio di San Francesco, che lo conducono ad Assisi dove, sdraiato sul pavimento della chiesa, l’uomo trova la sua pace interiore. Il motore del suo viaggio? L’infelicità, l’insoddisfazione, pur avendo tutto. “Schiavo del materialismo non mi accorgevo dei peccati e degli errori che commettevo”, scrive il vero Fratel Biagio Conte. “Però, guardando la mia città e quello che mi stava attorno, cominciavo ad accorgermi di tanti volti pieni di sofferenza: persone che Pasquale Scimeca, Missione di Speranza e Carità, San Francesco, Biagio Conte dormivano per terra alla stazione, sulle panchine, mi accorgevo di tanti bambini dei quartieri degradati di Palermo con i volti tristi, giocare in mezzo all’immondizia”.

Quei volti sofferenti continuavano a ritornargli nella mente e nel cuore, sino a ferirlo e a farlo sentire in colpa, pur senza riuscire a trovare risposte o soluzioni. “Fu allora che sentii di lasciare, in silenzio, mio padre, mia madre, il lavoro e la ditta, per donare totalmente la mia vita ai poveri. A questa scelta sono arrivato attraverso un duro cammino”. In un primo momento, Biagio va a vivere da solo sulle montagne all’interno della Sicilia, nutrendosi di erbe e bacche selvatiche, ma soprattutto ritrovando Pasquale Scimeca, Missione di Speranza e Carità, San Francesco, Biagio Conte l’armonia con se stesso e con la natura. Fino a quando, decide di lasciare quei luoghi per affrontare un viaggio fino ad Assisi, dove aveva vissuto San Francesco, perché sentiva nel suo cuore di condividere il suo pensiero.

“Ho attraversato diverse regioni, vivendo di totale carità. L’unico mio compagno in questo viaggio è stato un cagnolino che avevo salvato e ho chiamato Libertà. Come unico sostegno avevo un bastone. In testa portavo un cappellino ricavato da una manica di maglione che mi ha riscaldato tanto”. Una volta ritornato a Palermo, si ferma alla stazione e assiste i “barboni”: li lava, li nutre, li cura, dà loro dignità e speranza, li chiama “fratelli”.

E quei “fratelli” diventano sempre più numerosi, la stazione non basta più ad accoglierli Pasquale Scimeca, Missione di Speranza e Carità, San Francesco, Biagio Conte tutti. Inizia così un nuovo cammino: Biagio occupa l’ex disinfettatoio di via Archirafi, da anni in stato di abbandono, e fonda la Missione di Speranza e Carità. Perché raccontare tutto questo? “Biagio non voleva che io facessi questo film, in cuor suo aveva paura di commettere un peccato d’orgoglio, ma alla fine si è convinto e mi ha detto: Se Dio vuole te lo farà fare!”, racconta il regista. “Io, purtroppo, non ho ancora il dono della fede, ma una cosa è certa: i giorni passati alla Missione in compagnia di Biagio, hanno cambiato la mia vita”.

Un film su un singolare percorso di vita, sulle scelte radicali e rivoluzionarie che hanno fatto del protagonista uno dei pochi uomini giusti che ancora abitano questo pianeta. Oggi Biagio, conosciuto da tutti a Palermo come Fra Biagio, gestisce la comunità più numerosa del sud Italia, dove trovano accoglienza 1.500 persone.

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