Louise Arner Boyd, la donna di ghiaccio

Immagine da: Research Trip for Louise Arner Boyd, San Rafael, California - www.katecampbellstevenson.com

Cosa fareste con 3 milioni di dollari?
L’americana Louise Arner Boyd non ha esitato neppure un secondo. Molte donne, al suo posto, avrebbero scialacquato la fortuna ereditata dal padre per condurre una vita di lusso.
Lei invece ha fatto le valigie e, nel 1955, è diventata la prima donna a sorvolare il Polo Nord.
Il cospicuo patrimonio le è servito per superare la riluttanza dovuta al suo gentil sesso, che a molti sembrava un ostacolo per poter indossare i panni dell’esploratrice, e – poco più che trentenne – si è dedicata a lunghe crociere artiche.

Prima si è affidata a un esperto affinché le insegnasse tutto quello che sapeva sulla regione, poi ha iniziato ad affittare alcune barche per setacciare in lungo e in largo quelle terre di ghiaccio.
Nel 1928, Louise offre la baleniera norvegese Hobby (che aveva noleggiato per la seconda volta) ai gruppi di soccorso sulle tracce di Roald Amundsen, il leggendario esploratore norvegese scomparso nel Mare di Barents insieme al connazionale Leif Dietrichson e a quattro compagni di spedizione francesi.
Seppure senza risultato, il suo impegno le è valso il titolo di Chevalier Cross of the Order of Saint Olav da parte del governo norvegese, che ha rafforzato in lei l’amore per la regione artica.

In quelle acque percorre oltre 10 mila miglia alla ricerca di relitti, viene incaricata dal Governo americano di studiare gli effetti del magnetismo polare sulle trasmissioni radio e diventa autrice di numerosi filmati e fotografie che mostrano gli orsi polari e altri animali locali nel loro habitat.
Una delle sue innovazioni è stato l’utilizzo di una pesante macchina fotografica per la mappatura aerea, che le ha permesso di documentare il paesaggio glaciale con una serie di immagini che sono servite per disegnare mappe più dettagliate di quella regione.
Poi, a 68 anni, compie il suo ultimo viaggio: un volo di 16 ore a bordo di un charter le permette di osservare dall’alto la terra che ha riempito la sua vita e su cui ha scritto molti articoli e un paio di libri prima di morire, a 85 anni, a San Francisco.

Qualche curiosità? Anni fa, l’azienda Timberland aveva tratto ispirazione da Louise Arner Boyd per una delle sue collezioni autunno-inverno, riprendendo lo stile e l’eleganza di questa esploratrice.
I colori predominanti erano Igloo e Iceflow, declinati in tutte le loro sfumature di blu e di grigio, combinati con la vasta gamma dei rossi e arancioni.
Anche il teatro ha guardato a lei: lo spettacolo Sahara Blue – Esperienze di Donne Viaggiatrici, andato in scena nel 2010 dopo un lavoro di ricerca durato quasi due anni, ha inserito quello della Arner Boyd tra gli altri nomi femminili, nell’ambito di un quadro fatto di vicende rimaste spesso confuse e confinate in un universo letterario poco conosciuto.

Louise Arner Boyd – © The American Polar Society

Paola Rinaldi