Il mio viaggio è la musica

Alcuni viaggi sono speciali perché, anziché portarti lontano, ti fanno volare con la mente e riescono a convincerti che tutto è possibile. Quando è partita dalla sua Calabria per raggiungere prima Roma e poi Milano, la giovane cantautrice Ylenia Lucisano aveva una valigia piena di sogni, di progetti, di speranze. Oggi, quel viaggio si è trasformato nel suo primo singolo, “Quando non c’eri”, in rotazione radiofonica da qualche giorno e disponibile in digital download e su tutte le piattaforme streaming.

Questo è il periodo d’oro dei talent show, ma anche degli artisti che diventano famosi caricando i loro video casalinghi su YouTube. Cosa ne pensi?
Come tutti gli artisti, non ho lasciato strade intentate e ho partecipato anch’io ai provini di alcuni programmi, come “The Voice” e “X Factor”. Credo sia una tappa obbligatoria confrontarsi con tutto ciò che fa parte del mondo musicale, che permette di crescere e capire quello che sta intorno. In generale, però, non mi considero una ragazza da talent, perché sono meno “personaggio” e meno sfacciata di quanto occorra per essere selezionati. Per quanto riguarda Internet, invece, lo considero un’arma a doppio taglio: se da un lato offre a tutti la possibilità di farsi conoscere, d’altra parte rende difficile per un ascoltatore percepire la qualità dei lavori. Detto questo, il web stimola la voglia di fare e di migliorarsi perché aumenta la competizione in una continua gara a chi posta il video più bello e originale.

La tua scelta artistica va in controtendenza rispetto alla musica moderna?
Sì, ho scelto una strada all’antica: lavorare su me stessa e sui miei brani, cercare un produttore discografico e costruire da zero un progetto. Al successo che arriva all’improvviso, come nel caso di un talent, ho preferito quello costruito giorno dopo giorno, con sacrificio e costanza. Penso che, per reggere bene la pressione della notorietà, serva avere esperienza alle spalle.

Hai iniziato molto presto a cantare nei pianobar della tua provincia presentando brani scritti insieme al papà Carlo, che ti accompagnava al pianoforte…
Sì, a dieci anni avevo già in mente cosa volevo fare nella vita: trasformare la musica nella mia professione. Oggi, quello di mio padre è ancora il primo parere che voglio ascoltare quando registro un nuovo pezzo, ma rispetto a qualche anno fa ho deciso di camminare da sola: prima era sempre lui ad accompagnarmi ai concorsi o agli incontri importanti, mentre oggi affronto tutto con le mie gambe… e lui fatica a stare dietro a tutto quello che mi accade!

Hai 23 anni. Nonostante la tua giovane età, hai già avuto molte esperienze importanti.
Ho partecipato ad alcuni concorsi nazionali, come il Premio Mia Martini, Castrocaro, il Festival Show e il contest web legato al 59° Festival di Sanremo. Il mio brano “Ho fatto un sogno” è stato inserito all’interno della compilation “La nuova generazione sei tu”, distribuita da Armando Curcio Editore, e poi ci sono il Premio AFI come giovane artista emergente italiana al Festival Internazionale della Musica Italiana di Bruxelles e il Premio Euromediterraneo, conferito agli artisti calabresi che si distinguono nel mondo.

Per inseguire il tuo sogno, hai lasciato a soli 19 anni la Calabria. È stato difficile affrontare tutti questi cambiamenti?
A dire la verità, sin dal primo anno delle scuole superiori, contavo i giorni che mi separavano dalla fine del mio percorso di studi, perché volevo andare via. Continuavo a programmare e immaginare la mia partenza e, fortunatamente, la mia famiglia mi ha sempre sostenuta. A Roma, ho iniziato il mio percorso artistico studiando canto e dedicandomi alla scrittura di nuovi brani. Forse, l’unico momento difficile è stato il primo giorno: avevo trovato un appartamento da condividere con altre coinquiline e ricordo come se fosse ieri l’istante in cui i miei genitori hanno chiuso la porta e mi sono ritrovata da sola, in una città dove non conoscevo nessuno. Quando li ho salutati dal balcone, mi è sembrato di rivivere il primo giorno di asilo e mi sono domandata: “E adesso cosa faccio?”. Poco per volta, però, mi sono costruita nuove amicizie, ho fatto belle esperienze con alcune etichette romane, fino a quando – circa un anno e mezzo fa – mi sono trasferita a Milano per affrontare seriamente il mondo discografico.

Per fare questo mestiere, serve uno spirito nomade?
Assolutamente sì. Io dico sempre che la mia casa è la musica, non è fatta di mattoni o legata ad un luogo particolare. Sarei disposta a partire domani se, da qualche parte, ci fosse un’occasione o una proposta di lavoro importante. Potrei vivere anche in una tenda pur di continuare a cantare e a crescere in questa mia passione.

Hai mai pensato di mollare tutto?
Mai, neppure per un secondo. Come per tutti, non sono mancati e non mancheranno i momenti di sconforto, ma è stata proprio la musica a farmi a reagire. Sembra un controsenso, ma la musica è ciò che può farmi preoccupare, ma allo stesso tempo mi risolleva.

Il tuo singolo “Quando non c’eri” è candidato a diventare uno dei nuovi tormentoni estivi: di cosa parla?
Racconta l’incontro con l’anima gemella e il cambiamento che avviene quando si trova la persona capace di trasmettere gioia ed entusiasmo. Ci sono giorni in cui ci sentiamo invisibili e ai nostri occhi tutto appare vuoto e spento, poi però arriva una persona che stravolge la tua vita e tutto sembra risplendere. L’atmosfera di questo brano è allegra, solare, eppure è nata in un mio momento di malinconia personale, in cui ho voluto reagire scrivendo qualcosa di positivo. Dentro di me, mantengo sempre salda la volontà di non abbattermi mai, di essere forte davanti alle persone che credono in me.

La tua musica in tre parole?
Freschezza, allegria e vitalità.

L’artista a cui ti ispiri?
Essendo agli inizi della carriera, non posso permettermi di prendere ispirazione da altri artisti, ma cerco di avere una mia personalità. Un giorno, forse, mi piacerebbe diventare la versione al femminile di Francesco De Gregori, un cantante che adoro.

“Ho fatto un sogno” era il titolo del pezzo che hai presentato in concorso alle selezioni di Sanremo 2010, “Nuova Generazione”. Qual è il sogno di Ylenia?
Non cerco il successo, per lo meno non in un colpo solo, bruciando le tappe. Voglio salire un gradino per volta, giorno dopo giorno, per poter apprezzare a piccoli morsi quello che accade. Sono contenta anche dei miei errori, di quello che non è successo, perché tutto mi ha portata a questo momento, uno dei tanti che voglio vivere intensamente.

 

Paola Rinaldi

 

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